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Marco Piagentini - Io, sopravvissuto alla strage di Viareggio
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- Feb 12, 2026
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Summary
Pablo Trincia incontra Marco Piagentini, sopravvissuto della strage di Viareggio e anche familiare delle vittime. Alle 23:48 del 29 giugno 2009, un treno merci che trasportava 681 mila chilogrammi di GPL sulla tratta Trecate–Gricignano Teverola deragliò nei pressi della stazione di Viareggio. Il gas si diffuse velocissimamente nell'aria e in seguito a una scintilla scoppiò tutto, causando la morte immediata di 30 persone e ferendone altri. Marco perse due figli e la moglie, mentre lui e il figlio più grande Leonardo si salvarono. In quel momento capì che poteva lasciarsi morire oppure continuare a vivere: scelse la vita, per Leonardo e anche per chi non c’era più. Aveva oltre il 90% del corpo ustionato, affrontò circa cinquanta operazioni, trascorse un mese e mezzo in coma e sei mesi in ospedale. Marco affrontò un percorso di riabilitazione fisica, terapeutica e psicologica. Indossava una maschera protettiva giorno e notte e, per non spaventare Leonardo, gli diceva che si stava trasformando in Spider-Man. Il primo vero contatto con i familiari delle vittime avviene in aula, durante il processo di primo grado. È lì che inizia ad affiancare Daniela Rombi, presidente dell’associazione Il mondo che vorrei, fondata dai familiari, e insieme intraprendono un impegno enorme. Incontrano avvocati, periti, amministratori locali, giornalisti. Investono oltre 600 mila euro in perizie fondamentali per dimostrare le responsabilità delle ferrovie e degli altri enti coinvolti nel processo. Marco ricorda bene la sproporzione di potere tra le parti: loro potevano contare su avvocati locali e periti “piccoli”, mentre le ferrovie schieravano i migliori professori del Politecnico, capaci di realizzare modellini e plastici per ricostruire la vicenda in modo da evitare l’attribuzione delle re…